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MANIFESTAZIONE STORICO-RELIGIOSA FOLKLORISTICA
La ‘Nzegna è un’antica tradizione pervenuta sino ai nostri giorni e che si
ripete in occasione della Santa Pasqua.
Le origini di questo “gioco”, nella nostra città sono piuttosto remote e
si innestano nella cospicua eredità di fede ed arte, lasciataci in
retaggio dal periodo monastico.
Esse sono legate al culto di Santa Maria di Belvedere ed al ritrovamento
dell’immagine della Madre di Dio in una Cripta di natura basiliana che
sorge sul colle di Belvedere .
Si vuole che il gioco della ‘NZEGNA’, gioco di bandiere, rispecchi la
gioia di colui il quale scoprì, nella grotta di Belvedere, un’icona
dedicata alla Vergine Santa.
Narrano le cronache locali che la Madre di Dio sia apparsa in sogno ad un
cittadino di Conversano infermo, invitandolo a riportare al culto la Sua
effige sepolta, in una cripta dell’agro di Carovigno, dall’oblio del
tempo.
Il rinvenimento fu casuale e lo si deve, secondo alcuni, ad una mucca che
si era allontanata da un pascolo facendo perdere le proprie tracce.
L’animale fu rinvenuto dal pastore che prestava la propria opera presso il
Signor di Conversano, e la rinvenne genuflessa davanti all’immagine della
Vergine.
Il pastore, commosso e turbato dal fatto insolito, e nello stesso tempo
allegro per aver fatto il duplice scoprimento, uscendo dalla grotta,
trasse dalle tasche dei tipici pantaloni contadini, il fazzoletto
multicolori, lo legò al suo bastone, lanciandolo in alto, e suonando il
suo piffero, cercò di richiamare l’attenzione del padrone e delle genti
vicine. Tutto questo, sventolando sempre il fazzoletto e con il suono del
piffero e salti a tempo di danza continuava a manifestare la sua immensa
gioia. Il frastuono insolito raggiunse il signore di Conversano, il quale
raggiunta la cripta, riconobbe nella effige la Nobile Signora che gli era
apparsa in sogno
e
dalla quale fu istantaneamente guarito.
Il rito della ‘Negna è giunto sino a noi per volontà di una famiglia che
ne è gelosa custode e che perpetua nel tempo il maneggio della bandiera.
Da tempo i battitori della ‘Nzegna sono gli appartenenti della famiglia
Carlucci. Il rito si ripete nel lunedì e martedì di Pasqua durante la
processione dedicata a Maria SS. Di Belvedere ed è compiuto in luoghi
determinati a ricordo, si dice appunto, della gioia espressa dal pastore
che ritrovò la mucca smarrita.
Altri vogliono che il gioco della ‘Nzegna ricordi la danza effettuata con
bandiera e musica dal giullare che divertiva l’infermo Signore di
Conversano, durante il viaggio che fece per raggiungere la cripta di
Belvedere, allorché questi fu guarito miracolosamente dalla Madre di Dio.
Le due leggende, comunque, si fondono e diventano una sola nel
significato, mentre rimangono in due i battitori, a testimonianza della
gioia che in quel giorno provò tanto il pastore che ritrovò la sua mucca,
quanto il giullare che esaltò danzando il miracolo ricevuto dal suo
padrone infermo.
La data dello scoprimento della immagine della Madonna si aggira fra il
1400 ed il 1500, e secondo altri addirittura nel 1100. Però la diffusione
della leggenda, come sottofondo storico, ha creato una versione mistica e
superficiale.
Spiegare e confermare storicamente la complessa tradizione carovignese è
un enigma che rimarrà, almeno per il momento, in sospeso. La mancanza di
documenti e di attestati rendono l’enigma complesso ed inspiegabile, e
nello stesso tempo affascina e stuzzica la mente del ricercatore e dello
studioso per giungere ad una verità. Queste le osservazioni del tempo.
Oggi si può aggiungere qualcosa di più a giustificare quanto innanzi si è
detto.
Infatti scaturiscono molte domande tendenti a giustificare il perché
dell’avvenimento tanto importante. Perché la ‘Nzegna il lunedì di Pasqua ?
E perché il martedì ? E perché il sabato dopo pasqua a Belvedere ? Le
altre domande sono. Perché il lunedì il gioco della ‘Nzegna viene svolto
al Largo Calvario ? Perché il martedì, al centro, in piazza Municipio ? E
perché al sabato sul piazzale antistante il Santuario di Maria SS. di
Belvedere ?
Già nel lontano 1844 il nostro concittadino Onorevole Salvatore Morelli
dedicò un suo scritto”Sul Romitorio di Belvedere” per descrivere sia il
luogo e sia le festività pasquali a Carovigno. Per gli stessi
festeggiamenti furono scritti molti canti da concittadino Pasquale Brandi
Lotti ed Alessandro Massimo Cavallo. Come è anche necessario sapere il
perché della presenza della mucca alla processione. Oltre a ricordare la
giovenca che fù ritrovata genuflessa nella grotta
davanti all’immagine sacra di Maria SS. di Belvedere, ricorda il banchetto che veniva
offerto ai poveri il martedì, dopo i festeggiamenti, in piazza. Ai poveri
locali ed a quelli giunti dai paesi vicini, il pranzo era servito dal
clero, dalle autorità cittadine e dal cittadino che aveva fatto voto di
comprare la giovenca per darla in pasto ai convenuti. Oltre alla carne
venivano serviti i cibi tradizionali. Focacce di farina di grano, cotte al
forno, ripiene di cipolla, olive nere e pomodoro ; frittata di uova ed
asparagi selvatici. Come dolce non mancava la tradizionale “Piddica”
(ciambella fatta con farina, olio e con, al centro, l’uovo ; il tutto
cotto al forno). Era una gran festa ed il rito del martedì si concludeva
nel pomeriggio con la solenne processione del quadro della Madonna di
Belvedere riportato in Cattedrale ed al sabato alla sua fissa dimora, il
Santuario di Belvedere. La pasquetta del popolo di Carovigno si
identifica, dunque, con la scampagnata al Santuario di Belvedere, il
sabato dopo Pasqua e in alcune occasioni coincide con la Pasqua Ortodossa
. Ciò potrebbe giustificare anche la presenza della comunità Greca,
presente sul territorio fino, all’avvento della Chiesa Latina.
Di buon mattino le donne, i bambini, le giovinette e gli uomini si recano
a piedi al Santuario di Belvedere, pregando e invocando grazie e pace.
Giungono anche dai paesi limitrofi per assistere alle funzioni religiose e
visitare la grotta dove viene onorata l’immagine di Maria SS. Madre di
Dio, detta Madonna di Belvedere. Intanto la folla si accalca sempre più e
tutti attendono il mezzogiorno e la processione per assistere, per
l’ultima volta nell’anno alla rievocazione della ‘Nzegna. E’ l’ultimo atto
di omaggio alla Madre di Dio e i battitori, i cugini Carlucci, al suono
del piffero, del tamburo, del cembalo e della grancassa, eseguono i
rituali movimenti del maneggio delle bandiere, riscuotendo sempre più gli
osanna della popolazione assiepata davanti alla cappella della Beata Maria
SS. di Belvedere. Subito dopo la fine dell’esecuzione della ‘Nzegna,
ricevuta la sacra benedizione, il popolo si riversa nelle campagne vicine
e nell’adiacente pineta, a consumare il pasto già preparato il giorno
precedente.
Intanto sotto gli alberi degli ulivi non mancano le Bancarelle che
cuociono sulla brace ardente, il capretto locale, gli “gnummarieddi”(involtini
di fegato, carne, prezzemolo, formaggio pecorino ed altro), il tutto
accompagnato dal rosso vino di Carovigno. Praticamente un insieme di festa
religiosa, campestre e di pace e fratellanza. Dopo, al tramonto, un’altra
visita all’immagine della Madonna. La facevano da padrone i classici
traini addobbati per l’occasione con nastri multicolori e sui finimenti
dei cavalli risuonavano numerosi campanelli di diverse tonalità.
A questo punto è doveroso fare un’altra considerazione per allacciarci a
quanto detto in precedenza, e capire, dal lato scientifico, cosa realmente
sia accaduto.
Lo studio della bandiera, o meglio i disegni della bandiera tradizionale
della ‘Nzegna, ci portano a dire che, nel momento in cui la Chiesa Latina
ebbe il sopravvento sulla Chiesa Greca si verificò un incontro per i
rituali convenevoli e per il saluto di commiato, dovendo la Chiesa Greca
abbandonare il territorio.
Di conseguenza si sa che il lunedì mattina dopo la Pasqua i fedeli si
recarono a Belvedere per prelevare l’immagine della madonna, un quadro
antichissimo, ed a piedi, in processione, vennero a Carovigno per poi, in
pompa magna, arrivare al largo Calvario per l’esecuzione della
tradizionale ‘Nzegna. Qui era ad attendere anche la delegazione della
Chiesa Greca, per un primo incontro e saluto. Il martedì la comunità
latina invitò, in forma solenne la comunità Greca ed al cospetto
dell’immagine di Maria SS. di Belvedere, nei pressi della Casa Comunale,
si ebbe l’altro incontro di saluto fra le due Chiese ed ancora
l’esecuzione della ‘Nzegna. E si giunse al sabato dopo la Pasqua, per
celebrare la pasquetta e di conseguenza il pellegrinaggio al Santuario di
Belvedere, sede della Chiesa Greca, e qui l’ultimo saluto alla comunità
greca e l’ultima esibizione dei battitori della ‘Nzegna.
La tradizione non è stata mai interrotta e nemmeno a memoria d’uomo si
ricorda una interruzione e da tempo si tramanda di padre in figlio.
A nostro avviso questa è l’unica manifestazione del maneggio della
bandiera legata al culto religioso.
Divagazioni storiche di Michele Cretì
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