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Stemma della città di Carovigno

GUGLIELMO CESARIA
Pittore,Scultore, Poeta e Scrittore

GUGLIELMO CESARIA, (Carovigno, 05/02/1916-Trepuzzi, 19/01/1979) figlio di Francesco (di condizione calzolaio) e di Zito Rosa, è nato a Carovigno alle ore 9.00 del 05 febbraio 1916, e battezzato il giorno 11 febbraio 1916 da Don Teodoro De Mitri. Il parroco era Don Domenico Giannotti. Madrina, Maria Nicola Santoro.

Frequenta le scuole elementari, negli anni scolastici 1922/28, in Pazza Carmiine o in Piazza Vittorio Emanuele.

Ha 12 anni quando muore il padre, e 19 quando muore la madre.

Già da piccolo, deve affrontare i problemi ordinari della vita di tutti i giorni, svolgendo diversi mestieri: lavoro nei campi (in particolare, la raccolta delle olive), il falegname, il decoratore, l’elettricista, l’impiegato comunale (ufficio anagrafe) il manovale, il marmista. Studia anche il clarino e suona nella banda del paese.

Nel 1939 è a Trepuzzi come impiegato del Dazio. E nella cittadina leccese incontra la diciassettenne Migliore cosima, della quale subito se ne innamora.

Compie il servizio militare di leva conseguendo la qualifica di infermiere, e nel tempo libero studia a fondo la filosofia e la letteratura, studio intrapreso già alcuni anni prima.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Guglielmo è impiegato alla S:A:C:A di Brindisi. Svolgendo attività di lavoro di interesse collettivo per il paese, è sottoposto a disciplina militare per ragioni di guerra e questo gli vale la dispensa dal richiamo alle armi.

Il 10 maggio 1941, Guglielmo sposa l’amata trepuzzina in San vito dei Normanni e qui alloggia per circa un anno presso la sorella Antonetta. I coniugi Cesaria poi si trasferiscono a Trepuzzi, e qui Gugliemo lavora insieme con alcuni scultori locali, realizzando opere di pregevole fattura.

Nel 1958 emigra al Nord con i suoi, e precisamente a Torino dove lavora come disegnatore tecnico in una fabbrica di mobili. E a Torino vive vent’anni circa. Nel 1978, rientra a Trepuzzi, e solo per nove mesi. Muore prematuramente e viene sepolto nella nuda terra, per sua espressa volontà, appunto a Trepuzzi, il 19 gennaio 1979.

Ha scritto novelle e un romanzo, La Undicesima Ora, tutt’ora dattiloscritto. E numerose poesie, alcune delle quali raccolte e pubblicate in un volume dal titolo “Felice Te che hai gli occhi per vedere”, Editrice Il Subbio di Milano. Di questa raccolta ci piace qui ricordare, perché meglio rappresenta l’esistenza di Guglielmo e il legame affettivo alla terra natale “Ora non ho più Patria”.

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